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Giustizia e Diritti

Legittima vendetta, le responsabilità di certa politica

Di Gianluca Amadori

19 LUGLIO 2026

Legittima vendetta, le responsabilità di certa politica

Quei politici (e quella parte di stampa) che da anni incitano i cittadini a farsi giustizia da soli hanno una enorme responsabilità per le pesanti condanne inflitte a chi ha fatto l'errore di ascoltare i cattivi consigli uccidendo o ferendo ladri e rapinatori in fuga, ritenendo di essere dalla parte della ragione. In uno Stato di diritto non è accettabile un principio che consenta la legittima vendetta, perché tale principio aprirebbe la strada a pericolose situazioni di arbitrio, se non peggio, a un vero e proprio Far West. La legge oggi riconosce giustamente una scriminante per chi usa la violenza per difendersi, e non a caso si parla di legittima difesa, i cui confini sono stati recentemente ampliati: la reazione della vittima è giustificata di fronte ad un pericolo attuale e deve essere proporzionata. Ma non solo: il legislatore ha voluto che si consideri anche lo stato d'animo in cui si viene a trovare il cittadino aggredito o derubato; la percezione di pericolo che lo spinge a reagire a sua volta con violenza, magari sparando al malvivente. Pur estendendo la possibilità di reazione, la normativa in vigore pone giustamente dei limiti alla possibilità di difesa, per evitare abusi. Per impedire che da legittima difesa si trasformi, appunto, in legittima vendetta, in una patente di uccidere.

La sentenza a carico del gioielliere di Cuneo, condannato per duplice omicidio e tentato omicidio ai danni di chi era entrato nel suo negozio per rapinarlo, va letta proprio in questo contesto. Costituisce legittima difesa sparare quando la rapina è già finita e i malviventi sono in fuga? Costituisce legittima difesa inseguire i rapinatori per strada e sparare loro alle spalle? Può essere ritenuto legittimo prendere uno di loro a calci il testa dopo che è caduto a terra e poi sparargli.

In passato il Veneto si era interrogato su un caso simile, ed erano scoppiate polemiche dagli stessi ambienti politici di oggi, a seguito della condanna per tentato omicidio inflitta ad un macellaio padovano, il quale aveva sparato ad un ladro, alle spalle, mentre stava fuggendo, dopo essere stato sorpreso nel giardino di casa. Poi il commerciante caricò il malvivente ferito in auto e lo abbandonò sanguinante, a bordo strada, dove fu rinvenuto e soccorso da un passante.

Sostenere che questi episodi rientrino nell'alveo della legittima difesa è una stupidaggine e risulta chiaro anche a chi non è mai entrato in un'aula di giustizia. Peraltro, le sentenze contestate sono state emesse da una Corte d'assise composta da due giudici togati e da una giuria popolare di cui fanno parte sei normali cittadini, i quali evidentemente capiscono meglio dei nostri governanti dove sta la ragione. Nella sentenza relativa al gioielliere di Cuneo, sono state riconosciute all'imputato tutte le possibili attenuanti: in caso contrario per due uomini uccisi e un terzo ferito, volutamente, la pena congrua è l'ergastolo, non 14 anni di reclusione. Attenuanti concesse anche se il gioielliere non ha dato alcun segno di pentimento o dispiacere: sicuramente le vittime erano malviventi, ma il nostro sistema non prevede il diritto a farsi giustizia da sè, uccidendo.

Accettare e legalizzare la legittima vendetta, come oggi sembra proporre certa politica, evidentemente già entrata in campagna elettorale, potrebbe aprire strade pericolose, in una fase storica nella quale la violenza, anche in relazione a banali vicende, è sempre più frequente. Cavalcare l'onda emotiva non è mai buona cosa, anche perché non sempre è chiaro il confine tra chi è il buono e il cattivo della storia: autorizzare a sparare senza criterio significa autorizzare il Far West. E' ciò che si vuole, pur di conquistare il voto degli estremisti di turno?

Una politica seria, autorevole, responsabile, dovrebbe spiegare ai cittadini le ragioni di una norma di legge, il cui obiettivo è quello di trovare il giusto equilibrio, non di rincorrere reazioni di pancia per finalità di consenso elettorale. Contestare una sentenza senza averla neppure letta, chiedere la grazia prima ancora che le motivazioni della Cassazione siano depositate è la dimostrazione che si sta perdendo il senso dello Stato di diritto. Un livello così basso non lo avevamo mai toccato: a pagarne le conseguenze saranno tutti i cittadini, primi fra tutti i più deboli.

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