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Etica

Venezia non si salva con un ticket da cinquanta euro

Di Giovanni Andrea Martini

10 LUGLIO 2026

Venezia non si salva con un ticket da cinquanta euro

L’ipotesi di portare fino a 50 euro il ticket di accesso a Venezia rappresenta l’ennesima risposta sbagliata a un problema reale. Da anni si parla di overtourism, di spopolamento, di perdita di funzioni urbane e di qualità della vita per i residenti. Tuttavia, invece di affrontare le cause profonde di questa situazione, si continua a proporre misure che hanno soprattutto un valore simbolico e mediatico. Venezia non ha bisogno di un pedaggio più alto, ma di una vera politica di governo della città e del turismo. Un ticket da 50 euro non gestisce i flussi turistici. Non stabilisce limiti agli ingressi nelle giornate di maggiore affollamento, non distribuisce i visitatori sul territorio, non riduce la pressione nei punti più congestionati e non contrasta il turismo mordi e fuggi. Semplicemente, fa pagare di più l’accesso alla città.

Il rischio è quello di trasformare Venezia in una città per pochi, accessibile soltanto a chi può permettersi di spendere cifre sempre più elevate. Una città patrimonio dell’umanità non può diventare un luogo selezionato in base al reddito. La tutela di Venezia non può essere affidata a una discriminazione economica che finisca per escludere famiglie, giovani, studenti e visitatori con minori disponibilità. Ancora più grave è il fatto che questa misura fosse presentata come una soluzione, mentre si eviterebbe di intervenire sui veri fattori che alimentano la pressione turistica e la progressiva espulsione dei residenti dal centro storico. Non è un caso che anche l’UNESCO, negli ultimi anni, abbia più volte richiamato l’attenzione delle istituzioni italiane sulla necessità di affrontare le criticità strutturali che minacciano Venezia. Tra queste figurano il calo della popolazione residente, la pressione esercitata dal turismo di massa, la trasformazione del patrimonio abitativo in strutture ricettive e la perdita progressiva dell’identità urbana della città.

Le osservazioni dell’UNESCO non hanno mai indicato nei ticket di accesso la soluzione ai problemi di Venezia. Al contrario, hanno sottolineato la necessità di adottare strumenti di pianificazione, gestione e regolazione capaci di garantire la tutela del sito e della sua comunità residente. Il tema centrale, oggi, è la regolazione delle locazioni turistiche. È qui che si gioca una parte decisiva del futuro della città. L’aumento incontrollato degli alloggi destinati agli affitti brevi ha contribuito alla riduzione della residenzialità, all’aumento dei prezzi delle abitazioni e alla trasformazione di interi quartieri in spazi destinati quasi esclusivamente al consumo turistico. Per questo ritengo necessario imboccare una strada diversa e concreta: restituire al Comune strumenti efficaci per governare il fenomeno, tutelare il diritto all’abitare e difendere il tessuto sociale della città. In questa direzione si colloca anche la proposta di regolamento delle affittanze turistiche depositata da Tutta la Città Insieme, finalizzata a restituire al Comune strumenti efficaci per governare il fenomeno, tutelare il diritto all’abitare e difendere il tessuto sociale della città. È su questo terreno, più che sull’innalzamento del ticket di accesso, che dovrebbe misurarsi una politica realmente capace di incidere sulle cause dello svuotamento del centro storico. Regolare gli affitti turistici, ridurne significativamente la presenza, contrastare la speculazione immobiliare, favorire il ritorno dei residenti e garantire un equilibrio sostenibile tra accoglienza e vita quotidiana sono obiettivi concreti, capaci di incidere realmente sul futuro di Venezia.

Questa è la direzione nella quale dovrebbero andare le istituzioni: regolamentare, programmare, pianificare. Non introdurre nuove tasse di ingresso che non incidono sulle cause del problema. Venezia ha bisogno di politiche che riportino residenti, servizi, lavoro stabile e funzioni urbane. Ha bisogno di un equilibrio tra accoglienza e vivibilità. Ha bisogno di scelte coraggiose che affrontino i nodi strutturali della monocultura turistica. L’aumento del ticket fino a 50 euro rischia invece di essere soltanto una misura propagandistica: una tassa che produce entrate, ma non soluzioni. Una città non si governa con i pedaggi. Si governa con regole, programmazione e visione politica.

Il futuro di Venezia non passa attraverso la mercificazione dell’accesso alla città, ma attraverso la difesa della sua funzione di città viva, abitata e aperta. Una città in cui il turismo sia una risorsa compatibile con la vita dei residenti e non il fattore che ne determina l’espulsione. Perciò, chiedo che il dibattito pubblico esca dalla logica degli slogan e affronti finalmente il cuore della questione: non quanti euro chiedere per entrare a Venezia, ma come garantire che Venezia continui a essere una città in cui sia possibile vivere.

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