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Finanza

Veneto, il silenzio dei colletti bianchi: economia, potere e fragilità invisibile

Di Marco Milioni

5 MARZO 2026

Veneto, il silenzio dei colletti bianchi: economia, potere e fragilità invisibile

Il caso dell'universo (https://www.vicenzatoday.it/cronaca/caso-montante-servizi-segreti-poteri-zonin-report-29-aprile.html) legato a Gianni Zonin e alla Banca Popolare di Vicenza rappresenta, in questo senso, il santuario per eccellenza. Le rivelazioni emerse, e rilanciate con forza diversi anni fa da Enzo Guidotto nella sua veste di presidente dell'Osservatorio sul fenomeno mafioso, misurarono con rigore assoluto (https://www.vicenzatoday.it/cronaca/bpvi-guidotto-forse-i-servizi-dietro-la-campagna-contro-il-giudice-carreri.html) lo spessore del velo calato su quello che non fu solo collasso finanziario, ma un vero e proprio sistema di potere parallelo. La creazione di Banca nuova in Sicilia non apparve allora, e nulla è cambiato sino ad oggi, solo come un'espansione commerciale, ma come una operazione pensata e mediata da apparati dei servizi segreti e figure legate a strategie di alto livello. Ed è in questo contesto che prende corpo il sospetto che tali apparati siano stati utilizzati per una sistematica e asimmetrica azione di disturbo contro magistrati indipendenti, come nel caso della dottoressa Cecilia Carreri.

Spostando lo sguardo verso la pancia produttiva della provincia veneta, il caso del maxi sequestro di cocaina a Montebello Vicentino (https://nottecriminaleblog.wordpress.com/2020/09/22/quel-maxi-carico-di-coca-finito-nellabisso-vicentino/) ha preso le sembianze di un corpo estraneo al territorio in una entità geograficamente ben connotata ma inspiegabilmente dipinta come scollegata da ogni tipo di tessuto locale. Oltre mezza tonnellata cocaina venne rinvenuta alcuni anni fa nel piazzale di una conceria. Il caso non può essere bollato come un accidente del destino. Anzi è il sintomo che i flussi del narcotraffico internazionale hanno individuato nel Nordest un approdo sicuro e logisticamente sfruttabile.

In passato hanno anche destato scalpore alcuni episodi particolari. Per dirne una la stampa ha documentano (https://www.vicenzatoday.it/attualita/aggressione-cantiere-ferroviario-pestaggio-spettri-mafia-aree-di-lavoro-perforabili-inquietudini-inchiesta-magistratura-vicentina-23-settembre-2023.html) pestaggi, aggressioni e la presenza di soggetti che richiamano prepotentemente i metodi delle consorterie mafiose, in un cantiere del Tav proprio nel Vicentino. Pochi anni prima un episodio di minaccia si materializzò a danno della figlia di una coppa di attivisti che contestavano i cantieri della Superstrada pedemontana veneta (https://www.vicenzatoday.it/cronaca/minacce-famiglia-pedemontana-denunce-10-maggio.html).

Ora con l'unica eccezione della aggressione al cantiere Tav le altre vicende non hanno avuto un seguito giudiziario degno di questo nome. Basti pensare che quando l'allora procuratore antimafia di Venezia Bruno Cherchi fu invitato a parlare della Montebello connection in Commissione antimafia il magistrato chiese di secretare la seduta: poi il nulla. Un nulla che nel tempo è stato anche alimentato dal silenzio meccanizzato della quasi totalità dei media mainstream.

Più in generale tranne qualche isolatissimo bagliore iniziale, l'opinione pubblica veneta non solo ha perso di vista quei dossier: ma li ha pure relegati nel forziere dell'oblio, complice un bel pezzo del mondo dell'informazione. Questi casi, quattro tra tanti altri, così diversi ma così intrecciati, sono parte di un mosaico ben più grande nel segno di una contemporanea e brillante forma di omertà accettata. Non è l'omertà della paura fisica, ma quella della convenienza economica e del prestigio sociale. Il Veneto, forse più che in molte altre regioni anche ad alto tasso criminale, fa una fatica bestia a mettere in discussione i propri colletti bianchi: che siano campioni del settore privato o uomini delle istituzioni poco importa. Finché a Nordest si continuerà a girare lo sguardo altrove per non disturbare i guardiani dei santuari del potere economico-politico, il territorio rimarrà prigioniero di una fragilità invisibile ma profonda. Chiarezza e trasparenza, visto che il concetto di verità è forse inafferrabile, dovrebbero essere lo strumento principe di chi combatte non solo la mafia ma i sistemi mafiosi. Ma come si fa a combattere qualcosa che non si vuole nemmeno nominare?

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