I numeri del 2025-2026 parlano chiaro. Negli anni Settanta bastava una telefonata: il medico di famiglia arrivava a casa, ti conosceva per nome, sapeva se quel mal di testa era “solito” o qualcosa di nuovo. Era il primo filtro, il punto di riferimento per tutta la famiglia. Oggi quel mondo sembra appartenere a un’altra epoca. Il Servizio Sanitario Nazionale, nato nel 1978 come fiore all’occhiello dello Stato sociale, è ancora universalistico sulla carta, ma nella realtà quotidiana sta diventando sempre più difficile da raggiungere. Il territorio è il grande assente. I medici di medicina generale (MMG) sono sempre di meno: entro il 2026 rischiano di lasciare senza medico di base fino a 15 milioni di italiani, secondo le stime della FIMMG. Le liste d’attesa per un nuovo assistito si allungano, i pensionamenti non vengono compensati e chi resta in servizio si ritrova con 1.500-2.000 pazienti. Le visite domiciliari? Rare eccezioni. Il tempo per ascoltare il paziente si è ridotto a favore di burocrazia, ricette elettroniche e certificati. Non è colpa dei medici: è un sistema che li sovraccarica. La diagnostica racconta lo stesso paradosso. Abbiamo tecnologie all’avanguardia – risonanze magnetiche, TAC di ultima generazione, terapie innovative – ma l’accesso è bloccato. Nel 2025 sono state erogate 57,8 milioni di prestazioni monitorate (24,2 milioni di prime visite specialistiche e 33,6 milioni di esami), eppure le attese restano lunghissime: mesi per una visita, a volte oltre un anno per esami non urgenti. Secondo l’Istat, nel 2024 quasi 6 milioni di italiani (9,9% della popolazione) hanno rinunciato a cure necessarie, soprattutto per liste d’attesa (6,8%). Le donne e le persone tra 45 e 64 anni sono le più colpite. Il pronto soccorso è diventato lo specchio della crisi. Non più solo emergenze vere, ma l’ultima spiaggia quando il medico di base non risponde, lo specialista è irraggiungibile e la diagnostica è ferma. Ore sulle barelle, corridoi affollati, personale esausto: non è più un servizio per le urgenze, è il punto di rottura di un intero sistema territoriale. E poi ci sono i soldi. I ticket su visite, esami e farmaci non sono più simbolici: per molti pensionati e famiglie a reddito medio rappresentano una barriera vera. La differenza di prezzo tra pubblico e privato è spesso minima, ma quella nei tempi è abissale. Nasce così una sanità a due velocità: chi può paga e salta la fila, chi non può aspetta o rinuncia. Nel 2024 la spesa out-of-pocket delle famiglie ha sfiorato i 41 miliardi di euro. Il confronto con l’Europa fa male. In Francia, Germania, Paesi Bassi o Danimarca il medico di base resta centrale, le attese per diagnostica sono settimane, non mesi, e il pronto soccorso è meno congestionato. L’Italia spende per la sanità pubblica il 6,1-6,3% del PIL (dati OCSE e Gimbe 2024-2025), sotto la media europea (6,9%) e OCSE (7,1%). Siamo ultimi tra i G7 per spesa pro capite, con un gap di oltre 40 miliardi rispetto ai partner europei. Non è solo questione di risorse: sono scelte politiche che da trent’anni privilegiano altro rispetto al rafforzamento del territorio. Il declino non è improvviso. È il frutto di sottofinanziamento cronico, tagli assorbiti dall’inflazione, invecchiamento della popolazione, fuga di medici e infermieri all’estero o nel privato, burocrazia esplosa. Il Decreto Liste d’Attesa del 2024? A febbraio 2026, dopo 18 mesi, mancano ancora due decreti attuativi chiave. La Piattaforma Nazionale raccoglie dati, ma resta opaca: niente breakdown regionale chiaro, niente individuazione precisa dei colli di bottiglia. I benefici per i cittadini non si vedono. La sanità pubblica resta un patrimonio prezioso, difeso con passione da medici, infermieri e operatori che ogni giorno fanno miracoli. Ma senza un cambio di rotta – più fondi stabili almeno al livello medio europeo, un vero rilancio del territorio, meno burocrazia e più ascolto dei bisogni reali – rischia di trasformarsi da diritto universale a privilegio per chi può permetterselo. Quando curarsi significa aspettare mesi o passare una notte su una barella, non è solo un problema di sanità. È una ferita sociale e politica che riguarda tutti noi.
Sanità pubblica italiana: dal medico di famiglia che bussava alla porta alle attese infinite
Fonte: L'Osservatorio della Legalità — legalitaetica.org/articoli/sanita-pubblica-italiana-dal-medico-di-famiglia-che-bussava-alla-porta-alle-attese-infinite