Per la stragrande maggioranza degli esperti di diritto internazionale l’operazione viola apertamente la Carta delle Nazioni Unite. L’articolo 2, paragrafo 4 proibisce l’uso della forza contro l’integrità territoriale di uno Stato sovrano, salvo legittima difesa dopo un attacco armato subito (art. 51) o autorizzazione del Consiglio di Sicurezza.
Qui non c’è né l’una né l’altra. Non si tratta di azione preemptiva contro un attacco imminente, bensì preventiva contro una minaccia futura ipotetica. Spagna, Irlanda, Svezia, Slovenia e Norvegia hanno parlato apertamente di azione unilaterale contraria al diritto internazionale. Il ministro spagnolo José Manuel Albares ha dichiarato: «Non è supportata dalla Carta ONU né dalle norme consuetudinarie». Luigi Ferrajoli, su Il Manifesto, ha definito l’attacco «l’ennesimo colpo inferto al diritto internazionale», un crimine di aggressione ai sensi dello Statuto della Corte Penale Internazionale. L’assenza di reazioni decise da parte della comunità internazionale rischia di legittimare future violazioni: da Taiwan a Cuba.
Sul campo le conseguenze sono già pesanti. Centinaia di morti, tra cui civili: almeno 165 in un raid su una scuola femminile nel sud, secondo l’ong HRANA. La risposta iraniana è arrivata rapida: missili balistici e droni su Israele e su basi statunitensi in Bahrain, Iraq, Kuwait, Giordania, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati. Esplosioni segnalate a Tel Aviv, Dubai, Doha. Tre militari USA uccisi, cinque feriti gravi. L’AIEA ha avvertito di possibili emissioni radiattive da siti colpiti, anche se nessun impianto nucleare è stato centrato direttamente.
Trump ha annunciato che le operazioni dureranno «almeno quattro settimane». Israele ha già esteso i raid al Libano. Il rischio di escalation regionale incontrollata è altissimo: dallo Stretto di Hormuz (20% del petrolio mondiale) al Libano, Iraq, Siria e Yemen. L’attacco non è un episodio isolato, ma il sintomo di una deriva più profonda. Negli Stati Uniti l’amministrazione Trump ha accelerato l’unilateralismo: invasione del Venezuela a gennaio 2026, minacce alla Groenlandia, ritiro da decine di accordi multilaterali. In Europa la Commissione ha aggiornato la strategia antiterrorismo puntando su radicalizzazione online dei minori e minacce ibride (disinformazione, IA, droni), mentre nasce un centro UE contro le fake news che «minacciano la democrazia».
Le democrazie occidentali mostrano segni di erosione interna: polarizzazione record, uso politico di agenzie federali, sfiducia nelle istituzioni ai minimi storici. L’Europa appare divisa e spesso subalterna. Alcuni governi criticano apertamente l’azione USA-Israele (Spagna, Irlanda), altri tacciono o si limitano a preoccupazioni. L’Italia subisce un’umiliazione diplomatica: il ministro della Difesa bloccato a Dubai durante l’attacco, senza preavviso da Washington nonostante i rapporti personali tra Giorgia Meloni e Donald Trump.