
Quando la cultura diventa confine
Nel dibattito che si è acceso attorno alla decisione di escludere la Russia dalla Biennale di Venezia, il rischio più grande è fermarsi alla superficie. Ridurre tutto a una contrapposizione immediata tra chi invoca coerenza politica e chi difende l’autonomia della cultura, significa perdere di vista la questione più rilevante. Perché qui non è in gioco soltanto la partecipazione di uno Stato a un evento artistico. È in gioco qualcosa di più profondo: la funzione stessa della cultura nello spazio pubblico contemporaneo. Se essa debba rimanere un luogo di confronto, capace di attraversare i conflitti, oppure diventare, progressivamente, uno dei terreni su cui quei conflitti si proiettano e si consolidano.


